Brave con la lingua
a cura di Giulia Muscatelli – Autrici varie

Bellissimo progetto di Giulia Muscatelli, torinese classe 1989, che raccoglie quattordici racconti di altrettante giovani artiste italiane che ‘usano la narrazione come strumento per liberarsi dalle parole chiuse, che per anni le hanno incastrate in definizioni errate‘.

Ognuna ha riflettuto su una particolare parola che l’ha definita, e da lì ha sviluppato un racconto.

Pensiamo che questo estratto dell’introduzione della curatrice racchiuda molto bene il messaggio del libro, ovvero di come l’uso di alcune parole finisca per definire una persona, spesso nel modo errato, e che spesso queste parole vengano utilizzate per creare una gabbia attorno alla stessa.

“Non potevano buttarci fuori di casa – in quella casa, in fondo, desiderano che restiamo – e allora ci hanno messo all’angolo: prima come madri, poi belle, intelligenti ma inguardabili.”
“Nonostante tutto questo, ancora oggi, non sono riusciti ad afferrarci. Le parole continuano però ad essere il mezzo attraverso il quale provano a tenerci immobili.”

“Ogni giorno, per quanto possiamo o crediamo di essere attenti, definiamo l’altro. Chiamiamo incompetente l’operatore che ci aiuta a risolvere una questione, odiosa la commessa che sembra non darci l’attenzione che meritiamo […]. Ogni giorno, senza interrogarci – perché siamo stanchi, siamo delusi, siamo di fretta – troviamo quella parola che libera esce dalla nostra bocca e cade chissà dove. […] Del suo effetto, il più delle volte, non sappiamo quasi niente. Il suo effetto non è qualcosa che prendiamo in considerazione.”

“Le donne lo sanno bene. Da secoli gli esseri umani sono portati a circoscrivere all’interno di una definizione tutto ciò che non riescono a cogliere, perché accettare l’incognita è un atto che richiede impegno.”

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